Parco Soluzioni installa maxi ventilatori industriali in luoghi di culto, capannoni e grandi magazzini. Grado Heaters (marchio sempre parte dell’azienda) fa l'opposto: pannelli radianti per gli stessi luoghi.
Un'azienda insomma che ha risolto il problema del caldo e quello del freddo.
Ma il loro marketing era legato a paradigmi passati con un sistema composto da sole Google Ads.
“Chi cerca queste soluzioni ci trova” continuavano a ripeterci.
Il guaio è che chi cerca ti trova anche quando cerca il tuo concorrente. E in quel momento tu non stai vendendo: stai facendo un'asta contro gente che vende la stessa cosa.
La scommessa
Abbiamo fatto una cosa che nel loro settore non faceva nessuno: abbiamo spostato quasi tutto il budget pubblicitario su Meta.
Detto così sembra banale, quasi ingenuo. Facebook per i ventilatori industriali?
Nel loro mercato le aziende erano tutte accalcate nello stesso metro quadrato, le ricerche su Google, e nessuna presidiava il posto dove le persone passano davvero il tempo.
Su Google raccogli la domanda che esiste già. Su Facebook la crei nella testa di qualcuno che il problema ce l'ha da anni e non ha mai pensato che ci fosse una soluzione.
Il video che allontana la gente
Qui arriva la parte che sembra controintuitiva.
Su Facebook nessuno ti sta cercando. Quindi se fai una pubblicità gradevole, che piace a tutti, ricevi contatti da tutti.
E "tutti" è la peggiore categoria di cliente esistente: il curioso, lo studente, il tizio che voleva un ventilatore per il garage, quello che ha cliccato per sbaglio.
Un centralino sommerso da contatti inutili è messo peggio di un centralino vuoto. Almeno quello vuoto non consuma le giornate dei venditori…
Quindi abbiamo costruito i video con un obiettivo che di solito nessuno dichiara: far scappare più gente possibile.
I video dicono chiaramente per chi è il prodotto.
Parlano di capannoni, di navate, di metri quadri veri, di problemi che hai solo se gestisci uno spazio grande.
Chi non è in quella situazione si annoia e scorre oltre.
La pubblicità efficace non è quella che attira. È quella che seleziona.
Le quindici domande
Poi abbiamo messo un secondo filtro, più duro.
Il modulo di contatto standard su Facebook chiede nome, email, telefono. Tre campi. Facilissimo. È fatto apposta per essere facile e infatti riempie i database di gente che non voleva parlare con nessuno.
Noi ne abbiamo costruito uno da 15 domande.
Tutti ti diranno che è un suicidio. Che le persone abbandonano. Hanno ragione: le persone abbandonano. È esattamente questo il punto.
Chi risponde a quindici domande sul proprio capannone, sui metri quadri, sull'altezza dei soffitti, sui tempi di intervento, sta facendo una cosa che vale più di qualsiasi promessa: sta spendendo il proprio tempo. Ha messo qualcosa sul piatto. È interessato davvero.
Il modulo lungo non perde contatti buoni. Perde solo quelli finti. La differenza tra i due è tutta lì, e quasi nessuno la vede perché tutti guardano il numero di contatti invece della loro qualità.
E per il venditore c'è un vantaggio ulteriore: quando alza il telefono, sa già tutto. Non deve scoprire nulla. Deve solo vendere.
Cosa è successo a luglio
344 contatti profilati a luglio 2026.
Circa 2.600 € di spesa pubblicitaria.
Poco più di 7 € per contatto.
E soprattutto: 344 contatti che sanno cosa stanno chiedendo, e un reparto commerciale che per la prima volta ha avuto il problema opposto a quello di prima.
Non "chi chiamo oggi". Ma "da chi comincio".
Nota bene: a luglio. Nel mese in cui, secondo la saggezza comune del settore, non si vende niente perché sono tutti al mare.