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MiMì Studio — andamento delle vendite nel tempo

Il mito del bottone segreto

Chiunque abbia gestito pubblicità online per più di sei mesi conosce la scena. L'imprenditore apre la dashboard, guarda i numeri, e chiede: "Cosa tocchiamo?"

Sottinteso: da qualche parte, in mezzo a quelle impostazioni, c'è una leva che nessuno ha ancora abbassato. Un pubblico non scoperto. Un'opzione nascosta.

Non c'è.

La verità è più antipatica e più utile: il risultato non si decide nel pannello, si decide prima. Nel materiale che carichi dentro, nell'ordine con cui organizzi le cose, e nel momento dell'anno in cui le fai partire. Il pannello esegue. Non pensa.

Questo cliente aveva un ecommerce che funzionava. Vendeva. Ma cresceva poco e spendeva molto, con quella sensazione familiare per cui più metti benzina e meno il motore accelera.

L'anno 2025 si è chiuso con 854.000 € di fatturato, +44% rispetto all'anno prima e un rapporto di 7 a 1: per ogni euro messo in pubblicità, sette sono tornati indietro come vendite.

Come abbiamo abbassato il costo del traffico

C'è una convinzione diffusa secondo cui il costo della pubblicità è una specie di prezzo di mercato: fisso, imposto dall'alto, uguale per tutti. Sale ogni anno e tu puoi solo lamentartene con i colleghi.

È falso, e in modo interessante.

Abbiamo rifatto i contenuti pubblicitari. Non "più belli" ma bensì più persuasivi.

E il costo per portare una persona sul sito è sceso senza che nessuno toccasse un'impostazione.

Questa è l'asimmetria che quasi nessuno sfrutta: un annuncio migliore non ti fa vendere solo di più. Ti fa anche pagare di meno per vendere. Il beneficio arriva due volte dallo stesso lavoro. È raro, in economia, trovare qualcosa che spinga da entrambi i lati contemporaneamente.

Separare il laboratorio dalla fabbrica

Un altro lavoro che abbiamo dovuto fare è stato quello di portare ordine dal caos presente.

Nell'account tutto conviveva: le prove nuove, i prodotti che funzionavano, il pubblico che aveva già comprato. Tutto mescolato, tutto nella stessa pentola.

Quando mescoli così, succede una cosa subdola: non impari più niente.
I numeri sono buoni? Non sai grazie a cosa.
Sono cattivi? Non sai per colpa di cosa.

Hai una media, e la media è il modo più elegante per non capire nulla.

Abbiamo diviso in tre parti nette.

Il laboratorio, ovvero una campagna dedicata solo ai test.

La fabbrica, ovvero una campagna per ogni prodotto che ha già dimostrato di vendere. Qui non si sperimenta. Qui si mette benzina su ciò che è già in movimento. Sono due mestieri diversi e vanno tenuti in due stanze diverse.

Ed infine una campagna che agisce sul pubblico caldo per massimizzare il ritorno.

L'anno ha un ritmo, e non lo decidi tu

L'ultima parte è la meno tecnica e la più redditizia.

Le persone non comprano in modo uniforme da gennaio a dicembre (magari!).

Ci sono settimane in cui hanno il portafoglio aperto e la testa già lì come le feste, i saldi, le ricorrenze, i regali da fare e settimane invece in cui non li smuoveresti con niente.

La maggior parte delle aziende tratta il calendario come rumore di fondo. Spende uguale a marzo e a novembre. Poi si accorge del Black Friday il lunedì prima.

Noi abbiamo costruito l'anno in anticipo strutturando ogni ricorrenza con la sua promozione pensata, i suoi annunci fatti apposta, il suo budget rinforzato nei giorni giusti e alleggerito in quelli morti.